CAPITOLO 1-Magazzino Interventi

Da Wikiudine.

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 (es. "Continuazione dal primo intervento di Ginevra:")

Indice

[modifica] Ginevra

Posa il cellulare sul tavolo, attorno al quale si trova la sedia su cui poggia la giacca, che al solo sguardo gli suscita un sacco di domande alle quali vorrebbe trovare delle risposte. Dove si trovava la sera prima? Si era incontrato con qualcuno? Cosa significava quell'indirizzo? E la penna blu dov'era sparita? L'autore del messaggio se l'era portata via nella fretta? Ma soprattutto, come mai non ricordava nulla? Gli pare strano, perchè in particolare in questo periodo, da alcuni mesi a questa parte, è come se si fosse allontanato dal mondo. Qualcosa lo turba, e l'ultima cosa che avrebbe voluto fare sarebbe stata ubriacarsi per poi svegliarsi il giorno dopo e capire ancora meno di quanto ormai stesse facendo in questo periodo. Qualcuno aveva tentato, riuscendoci, di confondergli un po' le idee? Ma a quale scopo? Prende in mano il foglietto di carta, non trova nulla di chiaro, alcune lettere maiuscole e alcuni numeri, ma niente a cui possa collegarli. Lo poggia sul tavolo, accanto al cellulare. Un'altra domanda, come mai il cellulare squillava Numero Privato? Un collegamento al messaggio? Ancora una volta non sa darsi risposta. Quanto avrebbe voluto tornare alla sera precente! L'unica cosa che trova certa in quel momento è quella di cercare di svegliarsi un po'. Si dirige verso il bagno per sciacquarsi il viso. Per girare la manopola, sposta diversi oggetti che l'avrebbero intralciato nel gesto, il sapone, il dopobarba e una lametta ormai utilizzata troppe volte, non taglia più. Si guarda davanti al piccolo specchio sporco, con un'incrinatura proprio a livello viso, nota che ormai la barba è incolta! Chissà da quanto quegli oggetti son lì! L'acqua sul viso è come un gran sollievo, una bella sensazione. Con gli occhi ancora chiusi, tasta l'aria in ricerca di un asciugamano, ma ad altezza uomo nulla. Si decide ad aprire gli occhi, e lo trova, per terra. Sporco. Orami si è deciso. Un giorno della settimana lo pulisce e rimette tutte le cose al proprio ordine, ma ora no, non è momento. Non ha fame, anzi una sensazione di vomito sembra essersi impadronita di lui, allora si lava velocemente i denti. Ancora un po' confuso si riporta in camera, accanto al letto scorge i vestiti utilizzarti la sera prima, non può indossarli, odorano di fumo e alcool. Sgarfa nell'armadio, indossa i primi indumenti che trova, prende la giacca, il cellulare, il biglietto ed esce di casa. (Ginevra)


[modifica] Michele

Ora ci sono davvero troppi interrogativi per i suoi gusti. Analizza il foglietto. Lettere e numeri che sembrano appartenere ad un indirizzo e ad un numero di telefono. Una macchia aveva cancellato la maggior parte dei caratteri e può leggere solamente: 348[macchia]56 via[macchia]ale. Dati molto utili, pensa, sgranocchiando gli ultimi cracker della scatola. L'ultimo evento che gli si presentava chiaro in mente era la visita a casa di sua madre, ma evidentemente la sbronza non poteva risalire a quel momento. L' unica risposta,o qualcosa di simile, ce la possono avere i suoi amici dal lungo sorso che lo devono aver accompagnato davanti alla porta dell'appartamento, a festa finita. Ormai è vestito. Esce e si dirige subito a casa di Tom. Lui di solito era quello che reggeva di più, in quelle notti di follia indicibile. Ormai ha camminato abbastanza, deve solo attraversare la strada, ma sulle strisce pedonali una piccola scossa, quella tipica del deja-vu, lo attraversa. la gente in moto attorno a lui gli ricorda qualcosa. Una musica accompagna i passi dei pedoni che lo circondano e rallentato da questo curioso pensiero si ferma in mezzo alla strada. Un clacson suona e lo riporta alla realtà. Attraversa in fretta, scosso, e alla porta del palazzo dove Tom abita inizia a ridisegnarsi nella memoria, in immagini poco definite, una scena in una sala da ballo. Ora ricorda il suo sogno, più o meno. Sospetta fortemente che possa essere un tassello importante per la ricomposizione del puzzle. (Michele)


[modifica] Kekko

 Continuazione del primo intervento di Michele

Tom è l'unico che forse può far luce sull'accaduto, e l'unico che ugualmente può rispondere ai suoi fin troppi interrogativi.
Jack alza la mano per bussare, ma non appena tocca il legno della porta, questa si apre, con una docilità innaturale, come se volesse invitare l'ospite ad entrare. Incerto, avanza nella penombra dell'appartamento, dove tutta la luce proveniva da una finistra semiaperta, le cui tende sbattevano per il vento.
"Tom, sei in casa? La porta è aperta, razza di inetto! Se fossi stato un ladro, adesso starei facendo man bassa dei tuoi oggetti di valore!"
Così parla, il tono carico di ironia, ed un piccolo sorriso affiora sulle sue labbra. Sorriso che, non appena Jack giunge in cucina, s'eclissa istantaneamente. A terra giace il corpo dell'amico, la bocca socchiusa, il braccio destro allungato, nella cui mano è stretto un cellulare. Un brivido gelido corre lungo la schiena di Jack, le pupille si restringono nonostante la penombra. Talmente shockato che a malapena riesce a fare altro se non restare fermo, respirando, a fissare l'amico a terra. Lentamente, quasi innaturalmente, prende proprio telefono, e chiama la Croce Rossa; quindi si appresta ad analizzare il cadavere di Tom. Le pupille erano dilatate, sebbene l'espressione fosse totalmente normale. Nessun'espressione orripilata o spaventata, felice o piena di dolore, sembrava fosse morto sul colpo, improvvisamente. Lo sguardo, per forza di cose, cade sull'oggetto stretto dalla mano destra; combattuto tra il desiderio di prenderlo e lasciare intatto il corpo rimane, per poi decidersi e cogliere il telefono. Sul display, scritte come l'incisione funebre di una lapide, si legge: 3468647406. Il numero di cellulare di Jack. Precisamente in quel momento ode il suono della sirena dell'ambulanza, e, per non farsi catalogare come un sospetto, rimane fermo, col cellulare in mano, sino a che non entrano i paramedici. "Ragazzi, vedete se è ancora vivo." dice uno di questi, concitato, diretto ad un compagno. Prendendo una pila, controlla la reazione della pupilla del cavadavere alla luce. Inesistente.
"Siamo arrivati tardi... Lei," rivolgendosi poi a Jack "cosa ci faceva qui? Ha visto chi l'ha ucciso?"
"Charlie, lascia perdere, sta arrivando anche la polizia. Non voler giocare all'investigatore. Portiamolo via, l'autopsia l'attende."
Contro le leggi dettate dalla situazione Jack sorride, ancora con il cellulare del defunto amico in mano, sentendo quella battuta in un momento tanto tragico.
Gli occhi sono lo specchio dell'anima, si dice; forse è per questo che, mentre i suoi occhi scorrevano veloci sul corpo dell'amico a terra, senza vedere realmente, altrettanto rapida lavorava la sua mente, offuscata dei tanti dubbi che da quella mattina gli vorticavano nella testa. Così, si ritrova a pensare: "Tom è morto, ed un'occasione per scoprire qualcosa è svanita. Sul suo cellulare c'è il mio numero... Che fosse lui il numero privato che mi ha chiamato? Oppure mi stava chiamando per illuminarmi sul significato del foglietto?" (Kekko)


[modifica] Ludwig

“Sembra proprio l’inizio di un giallo” pensa mentre cerca ancora di riordinare i pensieri: nel frattempo si guarda intorno per vedere se qualcosa può aiutarlo. Su un punto è certo: la sua penna blu. Seppur sbronzo, non l’avrebbe prestata a chiunque e nemmeno persa. Riguarda gli appunti: il velo di sonno si comincia ad alzare e riconosce la scrittura di Angela; doveva essere un’Angela molto di corsa, visti gli errori e la grafia scomposta. Tuttavia…gira il biglietto e si ritrova a fissare un annuncio scritto in nero su giallo: qualcosa a proposito di un manoscritto (si, Angela gliene aveva parlato la sera prima)…La sera prima! Il ricordo lo rigetta sul letto, l’impatto è notevole: porta la mano alla fronte molto lentamente, scorre sulla superficie liscia fino a trovare un livido. E ricorda tutto. La strada, lui e Angela, i banditi e il gatto: erano stati aggrediti, certo, ma la cosa che l’aveva più colpito era stato quel gatto ed il modo in cui Angela lo aveva osservato, un frammisto di gioia e timore…e il collare, il più strano collare che avesse mai visto, con un ciondolo che brillava persino nell’oscurità del vicolo.
Ma dov’era Angela? Afferra il cellulare e preme due volte il tasto verde: non si sente con molte persone in questo periodo. Il telefono squilla a vuoto una, due, tre volte. Alla quarta rinuncia e si concentra su qualcosa che lo possa indirizzare, un indizio o roba simile. Sicuramente andrà al giornale, anche se oggi Angela non lavora. Sicuramente passerà da Giorgio, il suo fidanzato. Riprende in mano il biglietto per l’ennesima volta: non ha senso, non sembra nemmeno italiano. Poi lo coglie un’intuizione, lo volta e… (Ludwig)


[modifica] Debora

Legge attentamente il testo dell'annuncio:
"Venerdì 12/04/2007, verso le 9.30 di mattina ho perso una busta gialla, al parco di via Generale. Chiunque sappia qualcosa mi chiami al numero 348 2378156!" Aveva solo questo frammento di giornale tra le mani, ma pensò che Angela l'avesse subito notato essendo su sfondo giallo. Nota che i numeri scritti sul retro, che prima sembravano messi a caso, sono i numeri del cellulare da contattare.
Ora non solo le immagini riaffiorano alla sua mente, ma anche i dialoghi. Angela gli aveva detto di aver effettivamente trovato la busta, abbandonata su una panchina del parco di via Generale. Come tutte le mattine andava a correre, alla fine si dirigeva sempre in quel parco per gustare le ottime ciambelle che Alfredo prepara nel suo chioschetto. Si era seduta sulla panchina e per poco non aveva schiacciato questa busta.
"Non aveva scritto nulla all'esterno, così l'ho aperta per capire che cosa fosse...sai non si sa mai."
Mi diceva queste parole mentre eravamo seduti al tavolo del "Roads", sorseggiando la birra di produzione del locale. Stavamo aspettando gli altri, per continuare la serata.
"Cosa hai trovato dentro?"
"A prima vista mi sembrava un manoscritto, ma non ho avuto il tempo di leggere niente perchè sono stata disturbata da una voce. Un uomo mi ha aggredita dicendo:
<< Quella busta è sua, signorina?>>
<< No, l'ho solo trovata su questa panchina, stavo cercando di capire se ...>>
<< Lei si stava facendo gli affari di qualcun altro, me la ridia. L'ho appoggiata io su quella panchina. >>.
Però io non ero convinta, perchè l'avrebbe lasciata sulla panchina così, incustodita, altrimenti? Se fosse stata così importante da giustificare una reazione tale, io l'avrei tenuta sempre con me!"
"Quindi non gliel'hai ridata?" le ha chiesto Jack. Lei incominciò ad agiitarsi leggermente. Forse uno che non la conosce non l'avrebbe notato...Ma Angela e Jack erano amici di vecchia data, lui riusciva a capire quando gli nascondeva qualcosa ...
"Certo che gliel'ho ridata...alla fine chi se ne frega? anche se non era sua..." disse questo abbassando gli occhi.
<< Angela non me la racconta giusta...se la conosco bene adesso ha bisogno di allontanarsi un attimo per riprendersi, mi ha detto una bugia e dirmela l'ha scossa un po'>>. "Senti, vado ad incipriarmi il naso, fra un po'arriva anche Giorgio e non sono per niente presentabile!"
<<Come volevasi dimostrare!>> "Ti aspetto qui."
Aveva lasciato sul tavolo il portafoglio, la cameriera era appena passata con il resto della consumazione, e jack ha notato un angolino giallo uscire dalle taccuino. Ha velocemente aperto il portafoglio e ha sfilato un bigliettino giallo, con testo nero: l'annuncio è proprio del "Fatti", il giornale dove lavora Angela. Qualcuno deve aver chiamato in redazione, chiedendo di pubblicarlo e Angela deve aver sicuramente contattato questa persona. Jack ha la conferma: Angela non aveva riconsegnato la busta a quello strano signore, probabilmente, non essendo stata convinta, era scappata correndo, intenzionata a ridarla al suo legittimo proprietario. << Ma perchè non dirmelo?>> pensò Jack... (Debora)



[modifica] Mery

 Continuazione del primo intervento di Debora

Jack diede un'occhiata veloce in giro per controllare di non essere osservato. Nella penombra del locale, rischiarata solo dalla luce del bancone, c'erano 3 ragazze che ridacchiavano davanti a un moijto, una coppia che litigava sottovoce e una compagnia che schiamazzava allegramente, evidentemente già a buon punto nel giro dei locali notturni, nonostante fosse ancora piuttosto presto per essere sbronzi.
"Cerchiamo di non finire così anche stasera", mormorò Jack.
Certo che nessuno lo guardasse, il ragazzo sfilò velocemente la busta gialla dal portafoglio e la nascose nella tasca interna della giacca.
Giusto in tempo. Giorgio era appena apparso al suo fianco. (Mery)


[modifica] Ludwig

"Continuazione dal primo intervento di Ginevra:" Chiude la porta che sbatte violentemente, non prima di aver udito una discussione concitata sulle scale. Si accorge che il colpo ha interrotto i due interlocutori, ma sembra li abbia anche spaventati: stanno scendendo le scale velocemente (il rumore risuona in tutta la palazzina). Sempre più convinto che la giornata non finirà di regalargli sorprese, entra in ascensore e preme il tasto del piano terra: trenta secondi dopo esce nel piccolo atrio antistante l'ingesso, giusto in tempo per scorgere due tipi che sbattono di corsa la porta dell'uscita. Ora si decide: se vuole una risposta, deve cercarla. Comincia a correre appena fuori dal condominio, sotto un sole che volendo potrebbe fondere l'intera città: i suoi obiettivi hanno svoltato subito a sinistra e si dirigono verso un furgone grigio metallizzato. Prende nota mentalmente del numero di targa prima di saltare sulla sua vespa, metter su le chiavi e partire in coda ai due: pensa a un pedinamento discreto, poi annulla l'ipotesi e propende per una corsa testa a testa; la città ha molti incroci e anche una vespa potrebbe farcela. Passano davanti al parco e lo costeggiano fino in piazza, senza raggiungere mai una velocità elevata: alla rotonda, però, il furgone ingrana la quarta e comincia ad accelerare. Ha fatto bene i conti, visto che è l’unica zona di traffico leggero, e guadagna terreno: ancora un po’ e lo perderà di vista. In effetti è ciò che succede: sembra che gli inseguiti si siano volatilizzati, probabilmente in seguito al caldo. Persa la prima opportunità di ricavare qualcosa dalla giornata, si dirige verso la centrale di polizia, dove arriva cinque minuti dopo: dichiara targa e aspetto del furgone, dopodichè esce per fare colazione (la ricerca durerà alcuni minuti, gli hanno detto). Anche se è dall’altra parte del globo ha deciso di andare da Gianni, il solito baretto d’angolo dove prende il caffè ogni mattina: si siede al solito tavolo, non serve nemmeno che ordini (un macchiato ristretto e una brioche alla crema). Dopo dieci minuti si alza per pagare ed esce nel forno di fuori: nota subito la busta voluminosa poggiata sulla vespa: sospirando, la prende e rientra nel bar; “un altro caffè, Gianni: e fammelo corretto”. Si prospetta una lunga mattina!

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