CAPITOLO 4-Magazzino Interventi

Da Wikiudine.

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Indice

[modifica] Nestore

continuazione del capitolo 3

Con la porta ormai alle spalle, terminata la visita, Jack e Tom si avviavano verso il cancello della villetta, quando una voce alle spalle li raggiunse nuovamente. - Jack - più che una voce decisa un sussurro. I due si voltarono e si trovarono di fronte alla moglie dell’uomo che tanto generosamente li aveva accolti poco prima. - Ho pensato che una fetta di torta potreste portarvela a casa … Voi giovani siete sempre così di corsa, mangiate ormai solo cibi in scatola … - disse con tono di scherzoso rimprovero la signora. - La ringrazio - rispose Jack prendendo tra le mani il pacchetto - in effetti è da un bel po’ di tempo che non assaggiavo niente di così buono come la sua torta. L’anziana sorrise per il complimento sincero ma non accennava a lasciarli andare, era come se aspettasse qualche cosa. -Bene - disse Tom - se è tutto direi che ora… - No, aspettate - lo interruppe lei - Jack… - mormorò - ecco, c’è qualche cosa che credo dovresti sapere. Mio marito non era d’accordo ma … in fondo se sei arrivato qui da noi forse … Ecco, credo che anche tuo nonno te ne avrebbe parlato prima o poi. - Mio nonno? Quindi lei sa qualche cosa … - esclamò Jack -Sì, vista la tua insistenza prima nel chiedere chi fosse la ragazza nella foto, ho intuito che tu sapessi qualche cosa di Anja - spiegò veloce la donna. - Anja? Lei sa chi è Anja? - incalzò Jack. - Sì … o meglio, sapevo chi fosse realmente Anja - rivelò con sguardo triste. - Non credo fosse una cugina di mio nonno, questo è certo - rispose Jack - non l’avevo mai vista prima. - Infatti … Quella ragazza … Ecco, si stava nascondendo nel nostro piccolo paese di provincia. Era fuggita dalla sua città, sola, spaventata, e in quelle condizioni. Tuo nonno l’aveva trovata che vagava come un’incosciente spaurita per la campagna, e non esitò un attimo a portarla tra di noi, anche se … - Anche se? - s’intromise Tom. - Ecco, dovette inventare quella storia della cugina. Non tutti l’avrebbero accolta benevolmente se avessero saputo che … -Che? - fece nuovamente eco Tom che non amava aspettare. -La ragazza era ebrea. Tutta la sua famiglia era stata portata via in quell’orribile posto, sapete no? Anche il marito, non era morto in guerra come aveva raccontato. Dovevate sentirla piangere ogni notte, aveva gli incubi pensando a lui, era terrorizzata per la bambina che doveva nascere. Non c’era giorno che non temesse di essere scoperta. Naturalmente - continuò la donna - tuo nonno dimostrò la più grande generosità, com’era nel suo carattere Jack. - Sì, lo so - disse Jack - il nonno aiutava sempre chi era in difficoltà senza chiedere nulla in cambio. Per lui era il senso stesso di essere al mondo, essere solidali. - Già … E durante la guerra era difficile, te lo assicuro. In tanti, in troppi, hanno perso la loro dignità umana, come vittime o come carnefici. E anche tra noi, Jack, lo ricordo ancora, c’era chi non ce la faceva più a sopportare quell’inferno, era troppo. Eppure sapevamo che tutto quello doveva finire prima o poi e dovevamo farci forza, aggrapparci all‘altro, ma a volte non bastava. Jack, credimi - lo guardò con convinzione la donna - tuo nonno ha fatto tutto il possibile. E’ stato solo un tragico volere del destino. Lui non aveva niente di cui rimproverarsi … - concluse. - Di cosa parla? Di Anja? - chiese Jack emozionato dall’essere vicino al segreto. - La portarono via mentre lui non c’era - quasi pianse la donna al ricordo. - Una carogna aveva capito, e l’ha venduta! - esclamò Tom. - Sì, qualcuno aveva capito…O saputo, eravamo pochissimi a sapere la verità. Qualcuno ci ha traditi, e l’ha consegnata ai soldati. E’ stato terribile perché lei non guardava nessuno, non voleva coinvolgerci, non ha fatto nomi. Quando l’anno portata via io… - e qui la donna era visibilmente commossa - tenevo in braccio sua figlia che era nata qualche giorno prima. - La bambina della foto! - esclamò Tom. -Avete voi la foto? - chiese la donna - quella foto l’aveva scattata tuo nonno poco tempo prima dell'accaduto...Quasi una premonizione, povera ragazza... Anja gliela aveva regalata, dicendo che se mai le fosse successo qualche cosa, la bambina andava nascosta, e quella foto avrebbe permesso loro di riconoscersi se mai si fossero incontrate finita la guerra. Jack - continuò l’anziana signora - tuo nonno non si è mai perdonato di non essere stato presente quel giorno. Per tutta la vita non ha fatto che cercare Anja e quella bambina.

(Nestore)

[modifica] Debora

(continuazione dell'intervento di Ludwig nel magazzino interventi del capitolo 1)

Troppo gli si accavallava nella testa, decide che doveva riflettere, buttare nero su bianco tutte le cose che stavano succedendo e che erano, inspiegabilemente, in relazione con la sua storia presente, passata e, forse, anche futura. Passa al bancone e lascia l'euro vicino alla cassa, con la busta sotto il braccio. Monta sulla vespa e si dirige spedito verso casa. Aprendo la porta vede il suo disordine, così familiare ed accogliente che non avrebbe voluto fermarsi a riflettere da nessun altra parte, < Se qualcuno avesse sgarfato tra le mie cose non me ne accorgerei!>, pensa ironico. Però, chiudendo la porta, quel sospetto gli si infila nella mente: <E se quei due che sono scappati correndo avessero posizionato delle cimici nel mio appartamento?> pensa inorridito <Sono via da quasi un'ora e prima sono stato fuori altrettanto, volendo avrebbero certamente potuto.> L'idea che la sua privacy potesse essere stata violata lo turba al punto tale da voler porre fine a quella storia. Forse aveva visto troppi film gialli, ma aveva il terribile presentimento di essere entrato in un vortice dal quale sarebbe stato difficile scappare. Risoluto, sposta i vestiti appallottolati da diversi giorni sul divano e spazza via polvere e cicche dal tavolinetto. Prende il block notes e, mentre lo fissa pensando a come riempirlo, istintivamente cerca nella tasca della camica la penna blu...<Ah già, chissà dov'è ... >, poi come un flash gli viene in mente che era stato uno dei primi regali importanti di suo nonno: "Porca miseria" urla "Non può essere solo una coincidenza". Sempre più convinto a voler scoprire cosa stava succedendo, apre con violenza la busta gialla: un manoscritto..."Angela? Che sia quello che Angela aveva trovato sulla panchina?". Il titolo non era per niente chiaro: "Tutto quanto". Non c'era nè autore nè altro scritto sulla prima pagina, erano quasi trecento fogli sfusi un po' ingialliti. Prima di leggere manda un sms ad Angela: "Ho trovato una busta sulla vespa e ora ho il suo contenuto sulle ginocchia. E' IMPORTANTE, DEVI DIRMI TUTTO QUELLO CHE SAI. Ho capito che mi hai mentito ieri sera al pub. Angela sta succedendo un casino e ne sono dentro fino al collo." Una volta inviato comincia a leggere.

[modifica] Michele

(continuazione dal capitolo 3)

E' tardi. Anche se sono solo le 4 del pomeriggio, per pranzare è tardi, decide di considerare quella di poco fa la sua colazione, visto che lo stomaco ha appena iniziato a funzionare di nuovo (forse grazie alla violenza della correzione del caffè, anche se capisce che non ha senso pensarlo) e decide di pagare, per spostarsi e tentare di capire cosa in realtà si è trovato tra le mani. Per fortuna l'angolo del bar di Gianni è quello del suo quartiere. Sposta la Vespa in un luogo più sicuro e sale in appartamento con la busta sotto braccio. Sa che è arrivato il momento delle congetture quindi libera il tavolo e munitosi di penna e carta inizia ad annotare con ordine ciò di cui è in possesso:
-un sogno in cui cerca una persona;
-un foglietto macchiato con numeri e lettere, probabilmente un indirizzo ed un cellulare("348"è un prefisso da cellulare e le lettere iniziano con "via");
-Tom, morto, a quanto pare strangolato, secondo quella singolare guardia medica;
-il cellulare di Tom, con il quale lui voleva rintracciarlo;
-la busta gialla.
Si sente come la mattina di Pasqua, quando doveva aprire ogni uovo e scoprire di che tipo di sorpresa si trattasse, se una di quelle piccole ed insignificanti con le quali non ci si fa nulla o una di quelle bellissime con cui si gioca per settimane. Inizia dal cellulare, il sogno gli sembra inafferrabile. Il telefono è uno di quelli di ultima generazione, porta il menù al registro chiamate e controlla chi ha contattato o tentato di contattare recentemente. Il telefono, però non era in grado di fornire anche l'ora della chiamata effettuata,"tanta tecnologia per nulla" pensa guardando, sorridente e fedele alla sua ironia, il suo vecchio modello dallo schermo verde. Legge:
-barba-Jack
-Angel :p
-Mastro birraio
-barba-Jack
-Alberto
seguono poi altri numeri di cui non riconosce il nome o il soprannome relativi. Prova un senso di tristezza nel ricordare quello strano, un po' volgare e semplice umorismo di Tom che con una strana teatralità nelle discussioni serie lo accompagnava ovunque andasse. Sorride nel vedere il numero di una birreria salvato in memoria e quello di Alberto, un compagno di bevute dal quale non ci si poteva mai aspettare nulla, ma non appena capisce che Angel, seguito dalla linguaccia, è Angela, capisce che è accaduto qualcosa di cui non sapeva nulla. Quei due non si parlavano quasi mai, più che altro per la strana repulsione che le donne avevano per Tom. Questo poteva solo significare che Tom avesse fatto uno scoop. Infatti Angela era la giornalista della compagnia, o almeno cercava di esserlo, le risultava difficile trovare un impiego senza una spinta politica e quindi sfruttava la sua vicinanza alle tragedie giovanili per vendere i suoi articoli al primo giornale che lo avrebbre accettato. Naturalmente quella chiamata può anche significare che Angela non era stata abbastanza dura con lui quando gli aveva spiegato che non poteva esserci nulla tra loro due, ma sembra essere qualcosa di remoto. Angela non si fa fraintendere. E Tom era pur sempre Tom. L'ultimo numero è quello di Jack. Pur on essendo sicuro del fatto che fosse stato proprio lui a chiamarlo quella mattina, questo gli risulta un duro colpo. Le chiamate in entrata invece sono poche, forse perché quelle non segnate provenivano da numeri privati:
-barba-Jack
-Madre
-Padre
-Casa vecchi
-barba-Jack
-Alberto
si sente rattristare da quella monotonia nella vita del povero amico e gli salta in mente che sarà poi il caso di andare a trovare i genitori, per portare loro le sue condoglianze. In questa lista trova però l'ora delle chiamate, tutte risalgono al giorno precedente, che, a causa dell'amnesia, è praticamente inesistente per Jack. Le riporta comunque sul block notes x sicurezza. Ora deve controllare le impostazioni della visualizzazione del numero ai destinatari delle chiamate. Con un po' di fatica le trova.
Il numero era nascosto.
Jack si sente soffocare.
Si riprende. Pensare che l'aveva chiamato per chiedere aiuto e che lui non era stato in grado di alzarsi e trovare il telefono in tempo per rispondergli gli aveva fatto uno strano effetto. Pensa che dopo tutto non è così sicuro che fosse riuscito a chiamarlo. Magari gli serviva oscurare il numero per fare uno scherzo ad Angela...Niente da fare. La sua mente ora è entrata in un circolo vizioso di sensi di colpa e per uscirne doveva fare qualcos'altro, e l'indagine poteva essere l'ideale. Dopo tutto quella busta gialla sembrava contenere molti fogli che avrebbero saputo costringerlo sul tavolo ad un'attenta e dettagliata lettura. Aprendola e svuotandola con un solo movimento s'impossessa delle carte. Almeno 40 fogli A4 scritti tutti fitti fitti da controllare.
L'ironia gli viene in aiuto:" Buon lavoro Jack".

[modifica] Viktor

(continuazione del capitolo 3 quindi capitolo 4)

La tazza bianca, immobile sul tavolo di legno.
Il vapore saliva in cerchi di fumo quasi ipnotici dietro ai quali, c’era il viso dell’anziano signore.
Un viso su cui il tempo aveva scavato profonde rughe e ne aveva tinto di bianco barba e capelli.
Curvo, avvolto dal gilet di lana, stringeva la tazza con entrambe le mani per scaldarle.
Gli occhiali tondi riflettevano la tenue luce della lampadina sopra le loro teste, un malinconico sorriso illuminò i suoi occhi.
“Tutto bene?” domandò Tom sporgendosi sul tavolo “Come?” balbettò il vecchio alzando il capo “Si sente bene?” chiese Jack alzando la voce “Oh sì. Va tutto bene. Mi sono solo lasciato travolgere dai ricordi. Alla mia età sono tutto quello che mi resta” “Le spiace se le faccio qualche altra domanda?” domandò Jack mascherando l’ansia sorseggiando il the.
“Certo che non mi dispiace. Se con quello che so potrò trattenervi, lo farò volentieri” sorrise compiaciuto al pensiero di avere qualcuno con cui parlare. Quanto tempo era passato dall’ultima volta che qualcuno aveva dimostrato interesse per lui? Anni? Anni interi trascorsi da solo, vedovo, senza figli. Ora che anche Russel, il nonno di quel ragazzo se ne era andato non aveva più nemmeno gli amici.
Tutti morti.
“La foto nell’album, quando è stata scattata? Se lo ricorda?” intervenne Tom indicandola.
Il vecchio si passò la mano sulla fronte stempiata e chiuse gli occhi richiamando memorie mai dimenticate “Quella foto mi sembra che fosse stata scattata nel Maggio del ‘44” fece una pausa “Sì, Maggio 1944”
Jack non sapeva cosa pensare, nella foto la ragazza non era gravida o comunque lo era da poche settimane. Il nonno non poteva averla messa incinta, non lui. “E in questa foto dove vi trovate?”
“Siamo in campagna, poco lontano da qui. stavamo lavorando nei campi e lei continuava imperterrita a voler zappare la terra. Solo quando la vita che le cresceva dentro divenne troppo ingombrante, smise di lavorare”
“Non sapevate chi era il marito?” domandò Jack estraendo le sigarette dal taschino del soprabito “Non ne sappiamo molto. Non amava discuterne. Capisci, era un argomento molto delicato”
“Certo, capisco” rispose sfregando il fiammifero sullo zolfo.
Aspirò profondamente accendendo la cicca.
“Non un accenno, un nome, un luogo” disse gesticolando “Non disse mai nulla?” “In verità, una volta le sfuggì un dettaglio sul defunto marito. Una cosa che non dimenticherò mai. Non ce lo saremmo mai aspettati”
“Cosa?”
“Devi capire che questa donna non diceva mai niente in merito al marito. Quello che però io e tuo nonno scambiammo per dolore, era vergogna” concluse il vecchio accigliandosi.
“Cosa volete dire?” domandò a sua volta Jack ormai preso dal racconto. Continuava a fumare.
“La prego, voglio sapere” lo pregò Jack.
“Quella bambina nacque quando la guerra finì. Una strana coincidenza no?”
“Per favore, mi dica quello che sa. È importante”
“Il marito di questa donna" batté con forza il dito sulla foto “Era uno dei capi delle S.S.”

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