CAPITOLO 5-Magazzino Interventi

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Indice

[modifica] Debora

Jack ignorava di essere osservato, mentre le sue dita nervosamente sfogliavano le pagine trovate nella busta bianca. Avevano temuto che si fosse insospettito quando quei due cretini di Aldo e Franco si erano fatti scoprire, mentre litigavano sul pianerottolo. Pareva ora che il ritrovamento della busta lo avesse distratto, sia dall'incontro che dall'inseguimento. Squilla il telefono,Jason con voce ansiosa risponde velocemente: "Si, l'ha appena aperta e la sta leggendo. ok. ok. Le faccio subito sapere se si muove." disse Jason al suo sconosciuto interlucutore. Aveva avuto proprio una gran fortuna Jason, stava senza lavoro e con una moglie ed un figlio in arrivo. All'uscita da un altro colloquio di lavoro infruttuoso aveva ricevuto una telefonata sul cellulare. Non si era posto il problema di capire perchè lo avevano scelto e come facessero a sapere il suo numero; appena gli avevano detto la cifra che erano disposti a pagare per questo insulso lavoretto, aveva accettato subito. In cambio chiedevano discrezione assoluta con tutti. A chi gli chiedeva che lavoro avesse trovato, doveva rispondere: "Addetto al servizio clienti in un call center." Più persone contatti, più soldi ti danno. Così giustificava le cifre da capogiro che riceveva. In realtà doveva solo coordinare Aldo e Franco, i "tecnici" e spiare un certo J. . E così, ogni giorno, da 30 giorni, dalle otto spiava J. e inviava Aldo e Franco a manutenere le cimici e le videocamere che avevano sistemato nell'appartamento, nel condominio e nascoste nei bottoni dei pantaloni di J. Alle diciannove staccava. Sapeva che dall'altro capo del muro arrivava quello del turno di notte, ma non potevano incontrarsi. L'unico contatto che avevano era una ruota nel muro, con la quale si passavano i rapporti di ciò che J. aveva fatto o detto, durante il periodo di loro competenza. "Cosa mi interessa sapere chi è, sarà un altro disperato come me, al quale hanno offerto un sacco di soldi! Speriamo che duri il più possibile."

Molto più lontano, due uomini si guardarono appena il terzo mise giù il ricevitore: "Ha detto che sta leggendo la busta. Speriamo che si metta subito in moto." "In vespa, vorrai dire. Ah ah a..." il più giovane dei tre tentò la battuta, che, però, non fece ridere nessuno, la tensione era veramente troppo alta.

[modifica] Francesca Abc

Jack davanti ai fogli. Chiamare la sua reazione sussulto sarebbe decisamente restrittivo. Ora tutto si chiude, come una partita di solitario che fino a qualche istante prima sembrava definitivamente persa o comunque insolvibile, d'un tratto tutto si chiude. Il cielo si riapre, e riaffiora il sole. Forse è tardi, anzi è tardi e il tramonto mostra il sole in versione ferita e insanguinata. Jack capisce di esser quella nuvola di smog che per tutto il giorno non ha fatto altro che oscurare tutta la città, rendendo spiacevole la giornata a tutti i suoi abitanti.
Uno tra tanti Tom. Nonostante la sua freddezza e il suo distacco caratteristico, ora piange, è disperato. Non capisce più niente. O meglio, ha capito tutto. Tutto troppo bene. Vorrebbe non capire niente. Vorrebbe sparire, discolparsi, come fanno i bimbi, che si vanno a nascondere sotto le coperte, attendendo che le acque si riequilibrino. Ma per lui, oggi, le coperte sono troppo corte. E la sua colpa troppo grande persino per un armadio doppia anta.

Tom-Jack-Tom-Jack. Un vorticoso waltzer di anime che si scambiano, di corpi che si camuffano, che fingono, che recitano. Che si difendono.
Difesa, ecco perché era morto Tom. Tom è morto per salvare Jack. Per salvare Angela. Tom sapeva tutto. Sapeva di Jack e Angela, del fatto che troppo spesso -per definirsi semplici amici- condividevano letto e attività motorie. Sapeva chi fosse Anja, che fine avesse fatto, lei, sua figlia, perché il nonno la cercasse. Sapeva perché sarebbe morto.
Stoop!
O si rischia di non capire molto.
Ripartiamo.

Foglio 1 :

“jack.
Cazzo se è difficile scrivere una lettera che probabilmente leggerai dopo la mia morte. Ora forse non avrai ancora capito il problema, hai tutte le carte in mano ma non sai ancora come disporle, ma capirai tutto, devi solo continuare a leggere questi fogli”

L'inchiostro in alcuni punti è diluito, si vede che è stato bagnato e che poi si è riseccato sulla carta. L'ultima pioggia di quelle nuvole sofferenti che erano gli occhi di Tom.

“vedi, quando ho continuato a cercare la figlia di Anja, a indagare sul passato del nonno, anche grazie all'aiuto di Angela, ho iniziato a capire come erano veramente le cose, cosa stava succedendo e quello che sarebbe dovuto succedere, ma, per il tuo bene, per evitare troppi “problemi”.. vedi, ho dovuto tenere le cose per me! Sacrificarmi. Ora tu non devi vedere tutto questo come un atto eroico, no, per niente. Penso che sia l'unico mezzo per ottenere il mio fine. Ora tocca a te. Capirai tutto, fra un attimo Ti voglio, ti volevo, quando ero vivo.. bene!

T.
PS: Non preoccuparti per me.. Vedrai come frego tutti lassù!”

Le successive pagine sono un perfetto reportage, un dossier che sistema tutti i tasselli di puzzle sparsi alla rinfusa nella mente di Jack.

Tom, che assieme a Jack, era partito alla ricerca della candida, pura, immacolata e sofferente ebrea sfortunata e abbandonata da tutti, con la madre persa in guerra e l'animo ferito, si è ritrovato davanti tutt'altro. Una donna tutt'altro che debole e pia. Anche la piccola ebrea scampata dalla violenza animal-nazista, per colpa di chissà cosa, magari di qualche cellula impazzita, della coca-cola o dei film vietati ai minori, era diventata d'un tratto o progressivamente una pazza carnefice. Una delinquente. E, tra l'altro, non da quattro soldi.
Secondo Tom e quello che aveva riportato sui fogli, la donna lavora in quella città, ora con altro nome, altre origini, altra storia di infanzia da raccontare. Ha una società di facciata, anzi un locale, uno di quelli che Jack odiava. Pieno di giovani allineati, figli di papà, col naso tappato di stupefacenti, e auto metallizzate tedesche imbottite di cavalli. C'erano anche delle foto. Un posto niente male. Arredato con uno stile minimal che non ti aspetteresti mai da una innocente e semplice ebrea scampata dalla violenza animal-nazista. Il resto, quello che le altre facce linde e profumante fanno finta di non vedere -omertà metropolitana- è un impero degno di competere con quello di un intero quartiere cinese di una media città.
Droga. Coca, alla Scarface, cumuli e cumuli di neve bianca.. che però invece che cadere e sciogliersi, qui sale di prepotenza.. e si dissolve. Si trasforma in allegria artificiale, in senso di potere. In morte, se proprio è una fredda notte siberiana e ti trovi in mezzo a una bufera. Gli altri rami della droga li ha controllati per un po' nel suo quartierino, rifornimento ai quelli del posto, ma poi si è stancata di gestire eroinomani maniaci e stra-fatti e non voleva stare a sentire gli schiamazzi degl'hyppie disillusi alle prese con l'ennesima canna.
Vestiti. Si riforniva dai cinesi, che le facevano arrivare i capi per mare. Lei piazzava ogni tot vestiti originali un vestito non originale, ma alla perfezione, non quelli che si trovano nelle bancarelle da mercato del sabato mattina, in circa tutti i negozi. Anche quelli d'alta moda.
Armi, ma con discrezione e contegno, rivendeva qua e la armi, quasi per diletto, per rallegrarsi le giornate sileziose. Per sentire gli spari delle micro-gang, della baby gang, degli spacciatori che si litigavano angoli di strada, grammi di coca in tutta la città. Ogni giorno sedicenni con un portafoglio ben più pieno di quanto ci si aspetti morivano. Sparati. Presi sotto. Picchiati. Accoltellati. E ovviamente non solo sedicenni. E poi altro e altro ancora. Gestisce la maggior parte di ciò che, in una città più o meno grande, è sporco, illegale e dannoso.

Jack è sconvolto. Sudato, stranito e impaurito come appena risvegliato da un bizzarro sogno. Ha capito che il nonno era solo un illuso. Che cercava una delinquente. Pensando chissàcosa, sperando che se si fossero rincontrati lei, tenera e dolce donna di mezz'età tranquilla e beata, l'avrebbe riabbracciato, ringraziandolo di averla salvata dalle grinfie di quella violenza animal-nazista. Ha capito che Tom non aveva scelta, è stato ucciso perché sapeva, non tanto del passato della figlia di Anja, che ora si chiama Françoise, ma perché si era spinto troppo, cercando di capire se fosse lei chi veramente stava cercando, nel presente della “imprendrice in carriera” che ha costruito castelli e ville sopra le carcasse di cadaveri in decomposizione. Morti per colpa sua. Per colpa della sua violenza animal-imperialista. Ha capito che Tom non aveva speranza di sopravvivere. Avrebbe potuto rivolgersi alla polizia, ai media, a qualsiasi autorità. Ma tutti avrebbero chiuso gli occhi, si sarebbero tappati le orecchie. E gli avrebbero chiuso la bocca.. Con qualche centimetro di scotch.

Ha capito che c'è, sempre, nella storia dell'umanità, qualcuno che uccide chi non merita di morire. Che c'è sempre qualcuno che sbaglia. E questo lo sapeva. Oggi ha capito che non sbaglia solo e necessariamente solo chi la gente la uccide. E che non è perforza giusto far sopravvivere le persone perché riteniamo che non meritino, non ancora, la morte. Siamo troppo buoni.
Non è una regola. Ne una teoria.. Ma fa riflettere. E Jack riflette. Ora.
Sull'impotenza davanti a tutto. L'impotenza che abbiamo difronte a noi stessi.

Una cosa Jack non sa. Che lei sa che lui sa. E che lei, o chi per lei, sta venendolo a prendere!

[modifica] Michele

continuazione dall'intervento di Francesca ABC


Jack non sa cosa fare, che ruolo interpretare. Ora i suoi muscoli leggermente tesi gli suggeriscono che è ora di dormire. Si stende sul letto infastidito dalle coperte che per il caldo lancia sull'unica sedia della stanza ormai ricoperta di vestiti. La sua testa è un turbinio di pensieri. Il fisico non è abbastanza stanco per permettergli di dormire deve quindi rassegnarsi ad affrontare i pensieri. Cosa dovrà affrontare? I film d'azione li aveva visti e il coraggio ormai lo identifica con quegli attori che ritornavano nell'edificio in fiamme a recuperare gli amici, o i figli di una donna ormai disperata, fatto sta che ricorda bene la loro preparazione atletica, balistica, elettrotecnica (era stato un fan di McGiver)e avendo fatto ben poche flessioni in quell' ultimo mese non si sente proprio un' arma letale. Ora, oltre ad essersi accorto di aver perso l'infanzia nella televisione, sente bisogno di protezione. Non tanto per se stesso, la sua vita fino a quel momento non aveva lasciato molte traccie e non pensava di poterne lasciare molte ancora...la sua vera preoccupazione era rivolta alla sua famiglia. Un flash tuttavia lo abbaglia: perché quei due erano scappati? I due tizi che avevano rivoltato come un calzino il suo appartamento, se fossero stati sicari di quella malvivente non avrebbero esitato ad uccidere. Per fortuna, grazie alla sua memoria fotografica, ha preso quella targa e può fare un salto da qualche suo amico che forse potrebbe dagli una mano. La targa era SCV00704. Non ricorda di aver mai sentito di una targa simile, ma sa che per un controllo Gianluca, un suo cugino carabiniere, sarà disponibile, o almeno lo spera. Abbastanza da potersi addormentare. Il giorno successivo telefona a casa del cugino per sapere dalla moglie quando sarà a casa. Non ha molto tempo da aspettare e i pensieri ci mettono poco a riempirlo. Quanto può rivelate a Gianluca? Lo metterebbe in pericolo sicuramente confidandogli tutta la storia. Tuttavia spera vivamente di scoprire qualcosa da lui. Insomma, possono aver chiuso un occhio davanti a quella specie di inferno di provincia, due occhi, ma qualcosa dovranno aver pur sentito! Jack si sorprende di fronte alla sua ironia. Sembra quasi fuori controllo. In motorino ci mette un'oretta scarsa e arriva a casa di Gianluca. Bussa e Gianluca,preparato alla sua visita, apre la porta. Aveva detto a sua moglie che voleva fargli qualche domanda sui metodi d'indagine della polizia e cose del genere, per sapere qualcosa su quello che era successo a Tom. Jack entra e Gianluca lo fa accomodare nel piccolo soggiorno. "Allora Giacomo, come stai? Mi spiace molto per Tom, era un bravo ragazzo...Sai niente della sua famiglia? Come stanno i suoi genitori? Come l'hanno presa?" Jack si sente un idiota, si era dimenticato di andare dai genitori di Tom. "Ehm..si, sono distrutti" mente " Io sono ancora un po' sconvolto dall'accaduto. è che mi è capitata una cosa strana e volevo sapere cosa dovevo fare esattamente" Jack si prepara a mentire ancora. "Dimmi tutto." "Fuori dall'appartamento di Tom ho visto un'auto che in una retromarcia affrettata mi ha rovinato la fiancata del motorino andandosene" dicendo questo spera moltissimo non si affaccino alla finestra a vedere la solita più o meno intatta Vespa."Sono riuscito a segnarmi la targa e mi sono chiesto se magari potevi aiutarmi a rintracciarlo..." Jack si sente un buon attore. "Non è una cosa molto lecita, ma provo a dare un' occhiata per te. Lasciami quel numero di targa."
Jack sfila dalla tasca il bigliettino che si era preparato e glielo consegna. Gianluca ha una faccia sorpresa "Sei sicuro che sia questa la targa dell'auto?"
"Si."
"Basta leggere le prime tre lettere, è la targa di un auto di Stato del Vaticano..."

[modifica] Debora

Gianluca vide il cugino insolitamente turbato da una notizia del genere: "Jack, oh, jack, ti senti bene?" Jack scosse la testa per mandar via quell'espressione confusa dal suo volto. Si inventò un appuntamento per fuggire da quella casa; la moglie di Gianluca ci rimase molto male, stava entrando in salotto con il caffè e il ciambellone appena sfornato, ma jack non poteva perdere tempo. Sulla strada verso casa si ritrovò,per la centesima volta in poche ore,a fare il punto della situazione: "Abbiamo un'ebrea, orfana di madre che è diventata un gangster e la città del vaticano che mi sta alle costole...ma perchè! Ero quasi riuscito a convincermi del fatto che Tom fosse caduto sotto la potenza di questa donna, ma potrebbe anche non essere...potrebbe infatti darsi che, per la Città del Vaticano, questa donna sia scomoda, e sia altrettanto scomodo il fatto che qualcuno abbia fatto delle ricerche su di lei. Anzi, forse questa eventualità li spaventa di più. Che lei sia in stretto contatto con qualche alto prelato?" Entrato in città cambiò direzione, tanto repentinamente da cogliere impreparato il suo stesso corpo; decise di non tornare a casa sua, bensì a casa di Tom. Avrebbe dovuto stare molto attento, ma era sicuro di saperne più della polizia per trovare degli indizi interessanti all'interno dell'appartamento. Si chiedeva come mai, l'amico, avesse continuato le ricerce da solo, anche quando sapeva di andare incontro alla morte. All'inizio avevamo preso questa storia di Anja più come un diversivo alla noia, che come un caso di vitale importanza, ma continuando nelle ricerche, Tom, deve aver cambiato giudizio. Arrivò all'appartamento, la porta aveva i sigilli della polizia ma non c'era nessuno a fare da guardia. Erano molto amici, per cui avevano l'uno le chiavi di casa dell'altro e, dopo quella sbronza colossale l'inverno precedente, Jack le teneva sempre vicino alle sue nel portachiavi...non voleva più rischiare di dover passare la notte fuori nel pianerottolo con l'amico, a vomitare nel porta ombrelli, perchè nessuno dei due aveva la chiave d'ingresso..."Certo" pensò con malinconia "Ubriacarsi con Tom sarà molto più difficile ora. E Dio solo sa cosa darei per farlo un'ultima volta!" Entrò nell'appartamento ed un forte odore di chiuso lo assalì, suo malgrado, non poteva spalancare le finestre, doveva stare attento a non lasciare la minima traccia. "Pensa come Tom, pensa come Tom" continuava a ripetersi, non sapeva neanche cosa stava cercando ma doveva uscire di lì con un aiuto, o rischiava di impazzire. Il primo posto in cui guardò fu tra le pagine dei libri, li usava da sempre come nascondiglio dei giornalini porno quando viveva ancora con i suoi...hi hi hi, a volte faceva dei veri e propri buchi tra le pagine! "Tom, mi manchi tantissimo. Solo adesso me ne rendo conto, tienimi un posto se non dovessi portare fuori la pelle da questa storia", gridò jack, al soffitto. Tra i libri, però, non trovò niente. Dietro ai posters, niente. Andò in cucina, quella cucina in cui avevano mangiato migliaia di volte e quante volte avevano litigato perchè Tom non teneva in casa il caffè..."Cosa importa se non ti piace, a me piace!" tentava di convincerlo. "Casa mia" rispondeva Tom "regole mie, il caffè vattelo a prendere al bar." Jack rise ancora una volta, pensando a quei momenti,ma qualcosa attirò la sua attenzione: vide sul piano della cucina, accanto allo zucchero e al sale, un barattolo pieno di caffè. "Caffè?!?!?!" disse Jack, non è possibile ... o forse si. "Oh Tom, Tom, hai pensato proprio a tutto" Chi mai troverebbe sospetto un barattolo di caffè? nessuno che non conosca tom, naturalmente. Aprì il barattolo e ci infilò dentro le mani; era sicuro di trovare qualcosa ed infatti...una penna usb era nascosta tra il caffè macinato. Sopra, con un indelebile, c'era scritto: NON DELUDERMI JACK, "Perchè tutti si aspettano qualcosa da me" pensò e sorridendo per l'astuzia dell'amico, uscì di casa.

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