Capitolo 5
Da Wikiudine.
Jack davanti ai fogli. Chiamare la sua reazione sussulto sarebbe decisamente restrittivo. Ora tutto si chiude. Come una partita di solitario che fino a qualche istante prima sembrava definitivamente persa o comunque insolvibile, d’un tratto tutto si chiude. Il cielo si riapre, e riaffiora il sole. Forse è tardi, anzi è tardi e il tramonto mostra il sole in versione ferita e insanguinata. Jack capisce di esser quella nuvola di smog che per tutto il giorno non ha fatto altro che oscurare la città, rendendo spiacevole la giornata a tutti i suoi abitanti.
Uno tra tanti Tom. Nonostante la sua freddezza e il suo distacco caratteristico, ora piange, è disperato. Non capisce più niente. O meglio, ha capito tutto. Tutto troppo bene. Vorrebbe non capire niente. Vorrebbe sparire, discolparsi, come fanno i bimbi, che si vanno a nascondere sotto le coperte, attendendo che le acque si riequilibrino. Ma per lui, oggi, le coperte sono troppo corte. E la sua colpa troppo grande persino per un armadio doppia anta.
Tom-Jack-Tom-Jack. Un vorticoso valzer di anime che si scambiano, di corpi che si camuffano, che fingono, che recitano. Che si difendono.
Difesa, ecco perché era morto Tom. Tom è morto per salvare Jack. Per salvare Angela. Tom sapeva tutto. Sapeva di Jack e Angela, del fatto che troppo spesso -per definirsi semplici amici- condividevano letto e attività motorie. Sapeva chi fosse Anja, che fine avesse fatto lei, sua figlia e perché il nonno la cercasse. Sapeva perché sarebbe morto.
Stoop!
O si rischia di non capire molto.
Ripartiamo.
Foglio 1 :
“Jack.
Cazzo se è difficile scrivere una lettera che probabilmente leggerai dopo la mia morte.
Ora forse non avrai ancora capito il problema, hai tutte le carte in mano ma non sai ancora come disporle, ma capirai tutto, devi solo continuare a leggere questi fogli”
L’inchiostro in alcuni punti è diluito, si vede che è stato bagnato e che poi si è riseccato sulla carta. L’ultima pioggia di quelle nuvole sofferenti che erano gli occhi di Tom. Ma non è questo che colpisce Jack. Nota il leggero cambio di colore del'inchiostro e s'accorge subito che Tom aveva iniziato a scrivere con la dispersa penna blu del nonno! Eccola! Jack aveva teorizzato troppo su quella penna, su dove potesse essere finita. Ora si è tutto stupidamente risolto, anche se Jack ancora non si ricordava di averla data all'amico.
“vedi, quando ho continuato a cercare la figlia di Anja, a indagare sul passato del nonno, anche grazie all’aiuto di Angela, ho iniziato a capire come erano veramente le cose, cosa stava succedendo e quello che sarebbe dovuto succedere, ma, per il tuo bene, per evitare troppi “problemi”.. vedi, ho dovuto tenere le cose per me! Sacrificarmi.
Ora tu non devi vedere tutto questo come un atto eroico, no, per niente. Penso che sia l’unico mezzo per ottenere il mio fine. Ora tocca a te. Capirai tutto, fra un attimo.
Ti voglio, ti volevo, quando ero vivo.. bene!
T.
PS: Non preoccuparti per me.. Vedrai come frego tutti lassù!”
Le successive pagine sono un perfetto reportage, un dossier che sistema tutti i tasselli di puzzle sparsi alla rinfusa nella mente di Jack.
Tom, che assieme a Jack, era partito alla ricerca della piccola ritratta nella foto, sfortunata e abbandonata da tutti, con la madre persa in guerra e l’animo ferito, si ritrova ora davanti una donna tutt’altro che debole e pia. Una criminale. E, tra l’altro, non da quattro soldi.
Secondo Tom e quello che aveva riportato sui fogli, la donna, ora sessantenne, lavora in quella città, ora con altro nome, altre origini, altra storia di infanzia da raccontare. Ha una società di facciata, anzi un locale, uno di quelli che Jack odia. Il resto, quello che le altre facce linde e profumante fanno finta di non vedere -omertà metropolitana- è un impero degno di competere con quello di un intero quartiere cinese di una media città.
Droga. Vestiti non originali. Armi e poi altro e altro ancora. Gestiva la maggior parte di ciò che, in una città più o meno grande, è illegale e dannoso.
Jack è sconvolto. Sudato, stranito e impaurito come appena risvegliato da un bizzarro sogno. Ha capito che il nonno era solo un illuso. Pensando chissàcosa, sperando che se si fossero rincontrati lei, tenera e dolce donna di mezz’età da poco superata, l’avrebbe riabbracciato, ringraziandolo di averla salvata dalle grinfie della violenza nazista del tempo. Il nonno, che male starebbe a sapere tutto questo!
Ha capito che Tom non aveva scelta, è stato ucciso perché sapeva, non tanto del passato della figlia di Anja, che ora si chiama Françoise, ma perché si era spinto troppo avanti. Ha capito che Tom non aveva speranza di sopravvivere. Avrebbe potuto rivolgersi alla polizia, ai media, a qualsiasi autorità. Ma tutti avrebbero chiuso gli occhi, si sarebbero tappati le orecchie. E gli avrebbero chiuso la bocca.. Con qualche centimetro di scotch.
Jack riflette. Ora.
Sull’impotenza davanti a tutto. L’impotenza che abbiamo difronte al destino, la casualità, le coincidenze. E soprattutto, l’impotenza difronte a noi stessi.
Una cosa Jack non sa. Che lei sa che lui sa. E che lei, sta venendo a prenderlo!
Jason batte rapidamente le dita sudate sulla tastiera del suo telefonino. Al e Frank lo osservano appiccicarsi l’apparecchio all’orecchio. Sono agitati. E sudano, più del solito. Anche loro.
"Sono io”
"...”
Si pentono di esser rimasti sulla porta perché ora non riescono a sentire l’altra metà della conversazione. E spostarsi farebbe capire a Jason i loro piani, e non sarebbe troppo bello. Lui è il capo dei tre, lui è quello che riceve gli ordini da Françoise, lui è quello che ha il telefonino “della ditta”. Lui dice cosa fare ai due “tecnici”.
"Si, non si è mosso.. St-”
"...”
“Si! Si che è lì! Non siamo mica così idioti da farcelo scappare!”
Per sicurezza Jason tira su un vecchio binocolo dal tavolo e ci infila gli occhi. Si, Jack è lì. Ma la sua faccia è più brutta del solito.
"...”
"Ha dei fogli in mano.” pausa.
"sembra sconvolto..”
"...”
"Si, l’avremmo fatto fra un po’.. V-”
"...”
"si, ma.. Volevamo aspettare almeno un po’ di bui-”
"...!”
"Ok, ok.. ora.. ora.. va ben-”
I due sulla porta riescono a sentire il rimbombante e monotono tu-tu del telefono, iniziato prima che Jason finisse la frase.
"Ma porca..”
"Che succede?” chiedono i due al nervosissimo Jason, interrompendogli giusto in tempo l’imprecazione.
"dobbiamo andare. Ora. A prenderlo”
Ora l’imprecazione parte ai due.
"Perché? Perché?”
"Così hanno detto. Alla fine meglio esser visti da qualcuno e rischiare di trovarsi davanti qualche poliziotto incuriosito che disobbedire a loro..” Jason non scherza ed ha veramente così paura di Françoise e i suoi.
"Dai, Al, vai a il preparare furgone, cerca di non farti notare da tutti come il tuo solito. Come sta mattina, siete due idioti. Mi hanno detto tutto! Stupidi. ROBE CHE NON VI BECCHI STO PIRLA DI JACK!”
Al, preoccupato sgambetta fuori dalla porta.
"hey Jason” ora è Frank a parlare “prendo su la pistola?”
"No, assolutamente. Sarà facile portarlo via. Basta la mia. Al massimo gli tiriamo due ganci sui denti”
"ok. ok.”
E in effetti è facile. Jason bussa alla porta. Jack entra in completo panico. Guarda fuori dalla finestra e vede il furgone della mattina in attesa nel vicolo di sotto. Jason continua a bussare. Jack non ha molte vie di fuga, se non la porta o il lancio suicida dalla finestra. Niente scala antincendio, niente parapetti, terrazze da saltare o grondaie su cui arrampicarsi.
"chi è?” urla Jack.
"apra per favore..” e subito dopo Jason, con l’aiuto del forte e possente Frank che abbatte la porta poco resistente, è dentro.
Jack di scatto corre verso la cucina e cerca di afferrare un coltello prontamente seguito da Jason.
Gli punta la pistola, e Jack si sente di nuovo impotente.
"Dai, non farci perdere tempo” esclama scocciato Jason, “sei un topo intrappola. Non ci sono buchi nel muro o nascondigli in cui infilarsi per te stasera..”
Ma Jack sa che l’intruso armato non può sparare, non con quella pistola –senza silenziatore e bella grossa-, non in questo posto. Intanto Frank si avvicina. Jack gesticola con il coltello in mano, ma non sembra impensierire l’avversario, anzi, quello sorride. Jack non si scoraggia e tenta di colpire l’intruso con il coltello. Frank riesce a evitare, ma il secondo colpo gli segna il braccio. Grugna e molla un forte urlo. Ora è furioso e si scaglia alla cieca verso Jack. Jack non riesce a difendersi e si prende un bel cazzotto in faccia. È stordito e tenta di colpirlo ancora, ma non va mai a segno. Smanaccia a caso, alla cieca. Non si accorge, mentre Frank tenta di togliergli l’arma dalla mano che Jason si avvicina. Un forte, ma non troppo, colpo alla testa con il calcio della pistola. E Jack “s’addormenta”.
20 minuti dopo esser usciti dalla casa di Jack i tre maldestri scagnozzi al servizio di Françoise e il sequestrato scivolavano nel traffico della città. Jack non si risveglia intontito e con difficoltà.
Nel retro del furgone, con a fianco l’alito cattivo di Jason e Frank, Jack sa che non è messo poi così bene. Ma vuole riprendere subito la situazione in mano e si fa coraggio. Sa chi sono e cosa vogliono. E tenta di fare il duro.
"e così, ora mi vorreste portare da Françoise?”
Silenzio. Ma il viso di Jason diventa paonazzo. Jack coglie al volo. E riparte.
"ti sorprende che io sappia di voi, di Fraçoise e di tutto il resto?”
Dopo qualche decina di secondi Jason esclama la solita frase:
"Noi eseguiamo solo gli ordini. E ora zitto!”
Altri dieci minuti e il furgone si ferma e il motore si spegne. Jason fa scendere di prepotenza Jack. Senza troppi complimenti. Sono dietro un locale. Jack se l’aspettava!
Entrano e si infilano in una stanza.
Qualche minuti dopo, arriva un omone che con un gesto scaccia via i tre scagnozzi. Altri pochi minuti, Jack intanto era in compagnia del grosso omone dal volto cupo e duro, e arriva una donna. Alta. Imponente. Faccia scolpita, qualche ruga, ma non troppe. Un vestito particolarmente bizzarro... verde poi. Ma Jack non è interessato a questo, e distoglie subito lo sguardo. Per fissarla bene in faccia, negli occhi.
